Al Centro Pecci di Prato una serata di cinema, consapevolezza e comunità
L’incontro tra la pratica del taijiquan e le persone che convivono con il Parkinson, è quanto racconta il cortometraggio “A passi lenti” diretto da Giancarlo Tovo, presentato al Centro Pecci di Prato, in una iniziativa realizzata in collaborazione con il Fresco Parkinson Institute e l’Associazione Italiana Giovani Parkinsoniani (AIGP). Sono movimenti lenti, consapevoli e armonici da cui emerge la possibilità di ritrovare il proprio equilibrio e migliorare la mobilità.
L’evento ha inteso proporsi non solo un momento culturale, ma anche un’occasione per promuovere consapevolezza sul Parkinson e aprire uno spazio di confronto umano e scientifico attraverso il cinema, il corpo e il linguaggio del movimento.
All’evento hanno preso parte, insieme alla dott.ssa Monica Norcini, direttore del Fresco Parkinson Institute, e a Irene Innocente, coordinatrice del Dipartimento Educazione del Centro Pecci di Prato, il regista Giancarlo Tovo, l’insegnante Massimo Massara e i protagonisti Donatella Di Umberto e Benedetto Bavaro, la dott.ssa Daniela Frosini, neurologa presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana (AOUP), il dott. Enrico Grassi, vicedirettore S.O.C. di Neurologia del Nuovo Ospedale di Prato e coordinatore nazionale del Gruppo di ricerca in Neuroscienze del Comportamento della SNO, il dott. Kiferle, neurologo della S.O.C. di Neurologia del Nuovo Ospedale di Prato e responsabile dell’ambulatorio Parkinson,
“AIGP – ha dichiarato Massimiliano Iachini, presidente dell’associazione – da sempre ha creduto nell’importanza della narrazione di storie attraverso le immagini, che scendono a dettagli di particolari. Il cinema come strumento di dialogo e consapevolezza culturale nella versione slow emotion. Nello specifico il documentario con tema la fragilità delle nostre menti e il linguaggio universale del nostro corpo. Ogni storia ci avvicina a un mondo senza barriere e ci invita a guardare attraverso gli occhi degli altri, il primo passo per abbattere muri invisibili e comprendere l’importanza di fare rete anche nei momenti in cui il fermo immagine può portare altrove”.
“Il Centro Pecci – spiega Irene Innocente – è impegnato da anni nel promuovere la consapevolezza di come l’arte favorisca il benessere a tutte le età. Attraverso il programma Arte e Benessere il Centro offre infatti attività e laboratori accessibili, tra i quali il Laboratorio di attività espressive e la pratica Dance Well per persone con Parkinson e chi se ne prende cura, organizzati insieme a Fresco Parkinson Institute. Questi programmi hanno permesso da tre anni a questa parte di costruire una comunità di persone che frequentano settimanalmente il Centro e a cui sono state rivolte anche attività collaterali come incontri con medici ed esperti. Venerdì 12 giugno al Cinema del Centro si è tenuta la proiezione dei due corti “A passi lenti – quando il Taiji incontra il Parkinson” (alla presenza del regista Giancarlo Tovo e di Donatella Di Umberto, dell’Associazione Italiana Giovani Parkinsoniani) e “Kinetics”, che hanno dato avvio a una riflessione sulla vita col Parkinson, condotta dai neurologi Daniela Frosini e Lorenzo Kiferle, insieme Monica Norcini, direttore del Fresco Parkinson Institute”.
“Da anni il Fresco Parkinson Institute – dichiara Monica Norcini – sostiene lo studio e nello sviluppo di interventi complementari che possano affiancare le terapie tradizionali, con l’obiettivo di migliorare concretamente la qualità di vita delle persone che convivono con la malattia di Parkinson. Le evidenze scientifiche dimostrano sempre più chiaramente il valore delle attività artistiche, dell’esercizio fisico e delle pratiche che favoriscono il movimento consapevole nel sostenere il benessere fisico, cognitivo ed emotivo dei pazienti. Per questo abbiamo scelto di creare con il Centro Pecci un programma di Arte e Benessere che rappresenta un modello virtuoso di integrazione tra cultura, salute e partecipazione sociale. Iniziative come quelle dedicate alla danza, all’espressione artistica o al taijiquan non sono semplicemente attività ricreative: sono strumenti che aiutano le persone a mantenere autonomia, fiducia e relazioni. Al tempo stesso contribuiscono a costruire una comunità accogliente e solidale, un elemento essenziale per contrastare l’isolamento che spesso accompagna la malattia. Crediamo che prendersi cura significhi anche creare occasioni di incontro, appartenenza e condivisione, perché il benessere nasce non solo dalle terapie, ma anche dalla possibilità di sentirsi parte di una comunità e questa serata di corti e il confronto tra pazienti e medici durante i cortometraggi ne è stata la prova”.
Maurizio Abbati









